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Flora Appenninica D'Altitudine

Vegetazione  d’altitudine del Gran Sasso

Di Luca Del Monaco

Il massiccio del G. Sasso, evoca subito nella mente paesaggi alpestri, imponenti pareti verticali, conche glaciali con morene, ed infatti presenta una vegetazione con una chiara impronta alpina ricca di relitti alpini (specie che in periodi anteriori erano ampiamente diffuse, attualmente isolate in ristrette aree geografiche, contrastate nello sviluppo dal cambiamento delle condizioni ambientali) e di specie orofite (specie vegetale che vive nel piano montano).

E’ infatti interessante sottolineare come i generi più rappresentati siano quelli tipicamente nordici come Alchemilla, Genziana, Saxifraga,  Androsace

Essendo il massiccio prevalentemente di natura calcarea ne consegue un accentuato carattere drenante del substrato.

La vegetazione è quindi prevalentemente calciofila ed i pascoli mostrano una netta impronta xerica (adattata a vivere in luoghi aridi e fortemente illuminati).

La natura calcarea permette una notevole presenza di ghiaioni, molto estesi e formati da grosse brecce che generano un habitat arido dove vegetano solo piante altamente specializzate caratterizzate da lunghi stoloni e da apparati radicali molto sviluppati in profondità (Festuca dimorpha, Cymbalaria pallida, Galium majellense, Crepis pygmaea, Isatis allionii…).

Altrettanto importanti e ricche di vegetazione sono le ampie conche carsiche interne, caratterizzate da praterie xeriche, con piante steppiche e mediterranee spesso rare per la flora italiana.

Al di sotto il limite del bosco, ( 1700-1800m ) dominano dense faggete.

Attualmente, anche se mancano studi specifici recenti, si stima la diversità floristica del massiccio in circa 1500-1600 specie.

Adattamenti della flora d’alta quota

Le critiche condizioni ambientali, come il freddo intenso, il vento incessante, un regime pluviometrico irregolare e forti escursioni termiche, determinano un notevole stress nelle piante causando un notevole polimorfismo determinando un amplificazione di determinati caratteri quali tomentosità (peluria), dimensioni, portamento e colore.

Così, nelle quote più alte, prevalgono le forme compatte pulvinare (Silene acaulis), quelle striscianti appiattite (Galium majellensis) o reptanti (Cymbalaria pallida).

In particolare la peluria ed il colore bianco, sono adattamenti ricorrenti nelle specie di alta quota.

Permettono infatti alle piante di evitare forti escursioni termiche e di prevenire il surriscaldamento con conseguente perdita di acqua per evapotraspirazione.

Relitti glaciali e relitti xerico mediterranei

Nel Terziario, la vegetazione del Gran Sasso era costituita da sclerofille termofile (piante con le foglie dure tipiche delle zone calde) e termoigrofile.

Nel quaternario poi l’area è stata interessata  da imponenti eventi glaciali alternati da secchi periodi interglaciali.

Tali eventi hanno portato alle nostre latitudini piante provenienti da altre zone come le alpi o da zone ancora più settentrionali.

Terminata l’ultima glaciazione, circa 10000 anni fa, tali elementi sono rimasti isolati in quelle ristrette zone montane dove ancora riescono a trovare condizioni climatiche adatte.

Queste piante che vivono sulle alpi e nelle regioni dell’Europa settentrionale mancano in tutta l’Italia peninsulare, comparendo soltanto sulle più alte montagne Abruzzesi.

Il prolungato isolamento geografico di tali popolazioni di piante, ha portato o alla creazione di relitti glaciali (Dryas octopetala, Vaccinium myrtillus, Silene acaulis…) o alla differenziazione di entità endemiche (specie che vivono in aree assai limitate), spesso molto importanti generando vere e proprie “razze geografiche” come Matthiola italica, Leontopodium nivale o Viola Majellensis.

I periodi glaciali si sono alternati con secchi e caldi periodi interglaciali di durata più breve. Durante questi periodi sono arrivate piante mediterranee che attualmente si ritrovano soprattutto nelle zone basali.

Quelle xeriche e steppiche nelle conche interne aride.

Oltre il limite del bosco, sul versante nord, si estendono brughiere relitte a Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) su substrati acidificati.

 

Schede tecnico/descrittive

Primula auricola  (Orecchia d’orso)

Adonis distorta (Adonide giallo)

Leontopodium nivale (Stella alpina appenninica)

Genziana lutea (Genziana maggiore)

Festuca dimorpha (Festuca appenninica)

Cerastium tomentosum (Piverina tomentosa)

Salix herbacea (Salice erbaceo)

Artemisia petrosa ssp. eriantha (Genepì appenninico o Assenzio rupestre)

Campanula fragilis ssp. cavolinii (Campanula di Cavolini)

Papaver alpinum (Papavero alpino)